La «paura» di Lugano tra bastoni e carote
Scritto da max, Venerdì 14 Settembre 2007
di CLAUDIO MEIER
Dalla Collina d’Oro lo sguardo cade inevitabilmente su Lugano, la cui «ombra di luce» si allarga altrettanto inevitabilmente sulla regione. «Nessuno vuole contrastare Lugano», si dice a microfoni spenti, evitando accuratamente di citarla nel comunicato pesato col bilancino del farmacista. Ma la parola «Barbengo» cala come un macigno nello stagno delle votazioni consultive in programma il 30 settembre. Coincidenza?
Appena la sera prima due consiglieri di Stato e il capo degli Enti locali hanno ribadito, parlando di Capriasca, che attorno alla Nuova Lugano l’unione fa la forza: forza contrattuale, migliore capacità di interagire, dimensioni a misura di cittadino. Il sindaco di Massagno, che con Lugano collabora alla grande, appena può rilancia l’idea di un «tavolo progettuale tra vicini » senza bisogno di cambiare i confini geografici e politici.
Non «contro» Lugano, si dice: ma la città indubbiamente un po’ fa paura. Forse perché propugna i suoi argomenti pro-aggregazioni con enfasi a volte addirittura esagerata, sventolando a turno il bastone dei «treni che passano una volta sola» e la carota del «con noi starete meglio».
[CdT]


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