L’Opinione: violenza giovanile, come prevenirla
Scritto da max, Sabato 13 Ottobre 2007
CHIARA SIMONESCHI-CORTESI *
Candidata 4.8 al Consiglio NazionaleDurante questa campagna elettorale, si parla molto poco di cosa si può concretamente fare per combattere la violenza (giovanile) nella nostra società, preferendo demagogicamente mostrare pecorelle bianche e nere.
Si dimentica purtroppo che violenti non si nasce, ma si diventa.
Lo si diventa se da piccoli si è vissuti in una famiglia violenta, se da giovani si sono subite emarginazioni e discriminazioni ingiuste, se i modelli in auge nella società dei consumi sono basati sulla prevaricazione del più forte.
Per tutti questi motivi, a livello parlamentare il gruppo PPD si è impegnato e si impegnerà per combattere la violenza con misure mirate di prevenzione.
Prevenire significa offrire, in ogni ambito, condizioni favorevoli alla crescita equilibrata di ogni persona, incominciando dall’infanzia, affinché essa possa sviluppare i propri talenti e metterli a frutto della comunità.
Gli strumenti ci sono: penso alla politica familiare, alla politica della formazione e alla politica attiva dell’integrazione degli stranieri.
Per quanto concerne la prima, molto è stato fatto negli ultimi anni, concretizzando proposte parlamentari del nostro Gruppo: penso al congedo maternità che dà, finalmente, la possibilità anche alle donne svizzere di dedicarsi per qualche mese al nascituro, senza lo stress di dover tornare a lavorare dopo qualche settimana.Anche la legge sugli assegni familiari (almeno 200 fr. per bambino e 250 fr. per figli agli studi) è un mezzo per riconoscere parzialmente gli oneri delle famiglie con figli, così come lo è lo sconto sui premi di cassa malati dei bambini e dei giovani di famiglie meno abbienti.
Il PPD ha pure sostenuto con convinzione il programma federale di sostegno alla creazione di posti di custodia extrafamiliari dei bambini, che dovrebbe creare nuovi posti in asili nido, mense scolastiche e doposcuola. Sappiamo infatti che la Svizzera è uno Paesi europei che fa troppo poco per alleviare le difficoltà dei genitori che lavorano (e sono ormai la maggioranza), nel conciliare i compiti educativi con l’impegno professionale.
Molto è stato fatto… molto resta da fare: penso ad una fiscalità più attenta agli oneri delle famiglie con figli, per esempio consentendo di dedurre le spese di presa a carico dei bambini, oppure defiscalizzando gli assegni familiari (perchè dare con una mano e togliere con l’altra?).
Anche nel mondo del lavoro mancano tuttora attenzione e misure appropriate alla condizione delle coppie con figli: penso ai tempi di lavoro parziali, anche in funzioni medio alte per donne e uomini, ai congedi parentali, pagati e non pagati. In questo senso è molto importante l’istituzione del congedo paternità lanciato dalla CF Leuthard e ora ripreso in tutta l’amministrazione federale.
Un ultimo pensiero va a un fenomeno sempre più preoccupante; quello delle famiglie povere, dei bambini che crescono in un contesto di povertà. Sembra impossibile ma purtroppo anche nella ricca Svizzera ci sono giovani famiglie che non hanno abbastanza mezzi per vivere (v. studio della Commissione federale per la gioventù): le cause sono la disoccupazione, le qualifiche insufficienti, la precarizzazione di molti comparti, i bassi salari, il dumping salariale, ecc. Per queste persone ulteriori sforzi vanno fatti, sia con misure formative di recupero e reinserimento nel mercato del lavoro, sia di aiuto diretto alla famiglia e soprattutto ai bambini. A questo proposito, un progetto di legge è già pronto nella Commissione della sicurezza sociale del Consiglio nazionale: riprendendo due iniziative (Fehr e MeierSchatz), votate durante la sessione di Lugano, si intende varare una legge sugli assegni integrativi per i figli delle famiglie povere, sul modello della Legge (LAFI) ticinese. Naturalmente queste misure di aiuto materiale, vanno accompagnate da altre che toccano in generale le pari opportunità per tutti, indipendentemente dal ceto sociale o dall’etnia, di studiare o di imparare un mestiere. Per questo motivo, la recente decisione della maggioranza del Parlamento (quelli delle pecorelle erano naturalmente contrari) di aumentare del 6% i crediti annuali per la formazione e per la ricerca, con particolare attenzione alla formazione professionale di base (apprendistato) e superiore (SUP) è un toccasana, sia per le persone, sia per l’economia che per la società. È infatti solo con un buon bagaglio di conoscenze e competenze che si può sperare di entrare e/o di rimanere nel mondo del lavoro. Per queste ragioni anche in questo campo, bisogna far sì che nessuno rimanga senza una formazione e che tutti possano avere accesso, a tempo debito, alla formazione continua. Anche qui molto lavoro ci attende per il prossimo quadriennio.
* Consigliera nazionale PPD



2 commenti a “L’Opinione: violenza giovanile, come prevenirla”
13 Ottobre 2007 alle 09:39
Condivido appieno il pensiero della nostra consigliera uscente e ne auspico la ri-elezione. AIUTIAMOLA!!
Aggiungerei forse solo un pensiero a tutti quei bambini che non nascono per colpa delle ristrettezze economiche che scoraggiano la “procreazione responsabile”. Mi aspetto più attenzione dal mondo politico ad una nuova realtà che va innanzitutto riconosciuta ed accettata senza tabù ed illusioni di benessere perenne.
Le scorse generazioni forse erano meno consapevoli delle conseguenze che tale decisione potesse avere ma erano anche più coraggiosi e meno individualisti di noi nell’accettarle come inevitabili. Certo che ritrovarsi disoccupato sovra-qualificato tra i 35 ed i 40 anni in un’economia dedita al dumping salariale generalizzato non stimola di certo ad innalzare il tasso di natalità!
max ;-)
24 Ottobre 2007 alle 22:04
Congratulazioni per la brillante ri-elezione!
max ;-)
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