Lutto: Don Aldo Toroni: sacerdote, docente e ricercatore

Scritto da max, Lunedì 21 Aprile 2008

Don Aldo ToroniÈ deceduto la scorsa notte, presso l’ospedale Civico di Lugano, don Aldo Toroni, per tanti anni parroco di Muzzano, docente in Seminario e al Liceo cantonale di Lugano.

Attinente di Airolo, era nato il 13 aprile 1916 e dopo gli studi nel Seminario San Carlo di Besso (ginnasio, liceo, teologia) riceveva l’ordinazione sacerdotale il 3 giugno 1939. Conseguito il dottorato in scienze naturali all’università di Friborgo, iniziava, nell’autunno del 1944, un lungo e prezioso itinerario di docente: dapprima nel ginnasio e nel liceo del Seminario (maggiore e minore) e in seguito, a partire dal 1969, presso il Liceo cantonale di Lugano fino all’età del pensionamento. Abbinava all’insegnamento l’impegno pastorale nella parrocchia di Muzzano , dove giungeva nell’ottobre del 1947 per rimanervi fino al 2002, quando, per motivi di età e di salute, si ritirava a Sonvico, dapprima presso la Casa San Filippo Neri e successivamente presso l’Opera Charitas. Docente appassionato e preparatissimo nelle sue materie (chimica, biologia, mineralogia) sapeva trasmettere con semplicità e senza eccessivi discorsi, appoggiandosi ad una didattica schietta ed essenziale, dove abbinava con saggezza il momento teorico all’esperienza del laboratorio. Scuola, parrocchia e ricerca: una pista di interessi e di impegno, percorsa con serietà e costanza, privilegiando i fatti alle parole, alle quali preferiva il silenzio, altrettanto comunicativo, sia in classe che fuori.
In ambito scientifico, e in particolare nel settore della mineralogia, è stato per anni persona di riferimento seguita e apprezzata. Ne fu una testimonianza l’esposizione “Minerali e studi di cristallografia” aperta in suo onore per i suoi ottant’anni presso il Museo di storia naturale di Lugano.

In quell’occasione, intervistato dal nostro giornale, commentava così quella sua passione. «Quando studiavo in Seminario non prospettavo certamente di indirizzarmi su questa strada. Anche se i minerali, e i cristalli in particolare, mi hanno sempre interessato, dato che sono nato e cresciuto ad Airolo, ai piedi del San Gottardo. Fu la scelta dei miei superiori a indirizzarmi a Friborgo per questi studi, considerato che il Seminario aveva bisogno di un docente di scienze naturali». Al riguardo poi della mineralogia sottolineava di «aver sempre coltivato questo interesse», precisando che la sua tesi «verteva sui cristalli di pirite, galena e quarzo e di aver lavorato su materiali del museo universitario di Friborgo». Di cristalli è stato anche un tenace ricercatore. «Quest’attività – commentava – richiede prima di tutto conoscenza scientifica per saper cogliere, in modo intelligente gli indizi, riuscendo a leggere, ad esempio, la vena del quarzo. Poi, come in tutte le cose, un buon fiuto e a volte anche una certa dose di fortuna». Ricordava con entusiasmo alcune scoperte, come quella di «un cristallo di 25 centimetri sul Lago Bianco in Vallemaggia. Ho visto qualcosa brillare: è stato un indizio». Il suo “preferito” era il corindone, un cristallo tipico della regione del Campolungo in Leventina e sottolineava con gioia di aver scoperto a 79 anni “il corindone rosso del Cadonighino”.
È stato tra i fondatori nel 1967 della “Società mineralogica del Ticino”, da lui presieduta per diversi anni; parecchi inoltre i suoi scritti, dove sapeva tradurre il dato scientifico anche per il lettore non sempre addetto ai lavori, pur osservando sempre il necessario rigore. In particolare scriveva su “Il Nostro Paese” e su riviste della Svizzera interna. Parlava sempre con rispetto ed entusiasmo della natura. La definiva: «Una scuola continua, un libro aperto, un insegnamento costante». Aggiungeva: «I cristalli sono manifestazione di bellezza e di grande precisione. La loro ricerca è un viaggio affascinante dentro lo scenario delle montagne. La natura è un orizzonte immenso». In questa prospettiva si possono ricordare i suoi studi sulla palude della Bedrina in Leventina, che definiva «un ambiente particolare, come altre paludi del Ticino, quali quelle di Origlio e di Cadagno, dove l’analisi del polline fossile permette di ricostruire la storia del ritorno della vegetazione in Ticino dopo le glaciazioni», oppure sul linguaggio delle api, che presentava come «un esempio di comunicazione animale di particolare interesse».

Conservava ricordi belli della scuola. «È uno stimolo continuo, uno sprone a rinnovarsi nella ricerca e nell’aggiornamento. Diviene la sorgente di nuove motivazioni. La ricerca entusiasma gli allievi e a questo riguardo ho vissuto esperienze positive con loro in montagna. La ricerca dei minerali arricchisce anche in ordine ad altre conoscenze della natura, come ad esempio sui fiori».
E aggiungeva con una fede semplice, sincera, genuina: «la natura è uno scenario meraviglioso. Una continua manifestazione della gloria di Dio». In questo orizzonte di semplicità e di ammirazione ha inserito anche il suo essere prete: per annunciare, celebrare e testimoniare la “meraviglia più assoluta”: quella della salvezza.

[GdP]

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