New York Times, tra cinque anni solo online?
Scritto da Luca, Lunedì 12 Febbraio 2007
Merita una segnalazione la notizia, ripresa nei giorni scorsi da molti media, riguardante le ultime dichiarazioni dell’editore del New York Times sulla possibile chiusura del giornale di carta, a favore del sito web, entro i prossimi cinque anni. Di seguito la notizia ripresa dal nostro Ticinonline.
TEL AVIV - Tempo cinque anni e la testata del New York Times, una delle più autorevoli negli Stati Uniti e nel mondo, potrebbe scomparire dalle edicole, rimanendo viva solo “online”. Un’eventualità che non preoccupa assolutamente Arthur Sulzeberger. “Veramente non so se stamperemo ancora il Times tra cinque anni, e sapete che vi dico, la cosa non mi interessa” ha affermato l’editore dello storico quotidiano newyorkese in un’intervista al giornale israeliano Haaretz.
Un ragionamento fondato principalmente su motivi economici, non ha problemi a dire Sulzberger, ricordando che “viviamo nel mondo di Internet” ed una distribuzione solo online del giornale - il cui sito è già consultatissimo in tutto il mondo - offrirebbe un enorme risparmio. “I costi (della diffusione online) non sono assolutamente paragonabili a quelli dell’edizione stampata - spiega - l’ultimo grande investimento che abbiamo fatto sulla stampa, non ci è costata meno di un miliardo. L’ampliamento ed il potenziamento dei siti non arriva a queste cifre”.
I profitti del giornale americano sono scesi negli ultimi quattro anni e la scorsa settimana la compagnia ha riconosciuto una perdita di 570 milioni di dollari per le perdite ed i debiti del Boston Globe, sempre di proprietà dell’editore del NYTimes. Una prima mossa verso un futuro completamente in Rete il New York Times l’ha già fatto, unendo le redazioni dell’edizione stampata e di quella online.
Secondo me il futuro è quello, è solo questione di tempo. Tutti prima o poi dovranno adattarsi, alcuni l’hanno già capito e stanno cercando di seguire questa strada, altri invece devono ancora comprenderlo. E dai noi? Come sarà il futuro dei nostri giornali, soprattutto quelli ticinesi?




